India: agricoltori in protesta mettono sotto assedio Nuova Delhi

Migliaia di agricoltori indiani stanno protestando sia a Nuova Delhi, sia intorno ai confini della capitale, bloccando le principali vie d’accesso alla città, il 28 novembre, dopo essersi scontrati per una giornata intera con la polizia. Le autorità indiane hanno dispiegato centinaia tra poliziotti e para-militari intorno alla capitale.

Il 27 novembre, gli agricoltori indiani sono giunti ai confini di Nuova Delhi con camion, autobus e trattori dallo Stato di Haryana e si sono scontrati con la polizia indiana che ha utilizzato gas lacrimogeni, cannoni ad acqua e cariche per respingerli mentre cercavano di entrare nella capitale. Il 28 novembre, le autorità indiane hanno raggiunto un accordo con i manifestanti e hanno infine concesso loro di entrare a Nuova Delhi e la possibilità di manifestare in luoghi prestabiliti, a quel punto, una parte dei manifestanti è entrata nella città e un’altra è rimasta ai suoi limiti cantando slogan e sventolando bandiere con i colori delle associazioni degli agricoltori. Alcuni manifestanti hanno poi bloccato la principale arteria autostradale d’ingresso a Nuova Delhi a Nord della città e altri si sono rifiutati di spostarsi nei luoghi destinati alle proteste, dichiarando di essere pronti ad accamparsi, facendo temere nuovi scontri in arrivo anche per la giornata del 28 novembre. Sia la polizia, sia i manifestanti hanno issato barricate per evitare il ripetersi degli scontri del giorno precedente.

Il ministro dell’Agricoltura indiano, Narendra Singh Tomar, ha dichiarato che il governo ha invitato le organizzazioni degli agricoltori per istituire un dialogo il prossimo 3 dicembre, Tomar ha precisato di aver avuto un confronto con i manifestanti già in precedenza e si è detto pronto al dialogo. Al momento, i leader delle proteste non hanno risposto a tali dichiarazioni e hanno ribadito che non torneranno indietro fin quando le loro domande saranno accolte.

In India, sono in corso proteste da due mesi per tre leggi di liberalizzazione adottate lo scorso 27 settembre dal governo del primo ministro indiano, Narendra Modi, in materia di agricoltura, che consentirebbero agli agricoltori di vendere i propri prodotti ovunque e a chiunque, non limitandoli agli ingrossi regolati dal governo. In base ai nuovi provvedimenti, secondo i manifestanti, il governo smetterebbe di comprare prodotti agricoli a prezzi minimi garantiti e consentirebbe il loro sfruttamento da parte di aziende private che potrebbero così comprare i loro raccolti a prezzi bassi. Secondo il governo, però, le nuove leggi sarebbero necessarie per riformare il sistema agricolo e consentire agli agricoltori la libertà di commerciare i propri prodotti liberamente e potenziare la produzione agricola in generale grazie ad investimenti privati. Inoltre, il governo indiano ha anche rassicurato gli agricoltori che il mercato all’ingrosso non verrà abolito e che gli agricoltori potranno scegliere i propri acquirenti.

All’interno del governo, sia membri dell’opposizione, sia alleati di Modi, che è a capo del partito  Bharatiya Janata Party,  hanno sostenuto che le leggi colpirebbero gli agricoltori e favorirebbero le grandi aziende. In seguito alla loro approvazione, uno storico alleato di Modi, il partito Shiromani Akali,  ha deciso di abbandonare la coalizione di governo. In merito alle proteste, invece, il leader del Partito del Congresso, all’opposizione, Rahul Gandhi, ha criticato il governo per gli scontri avvenuti il 27 novembre tra polizia e agricoltori, sostenendo che “l’arroganza” di Modi abbia ribaltato lo slogan del governo indiano “viva il soldato, viva il contadino” mettendoli l’uno contro l’altro.

In India, l’agricoltura è un settore centrale del quale vive oltre la metà della popolazione che conta oltre 1,3 miliardi di persone. Tuttavia, negli ultimi trent’anni l’influenza degli agricoltori indiani sull’economia nazionale si sarebbe ridotta passando dal rappresentare 1/3 del PIL nazionale a generare il 15% dei circa 2,9 trilioni di dollari.  Di fronte a tale scenario, gli agricoltori conducono frequenti proteste e chiedono prezzi migliori per il raccolto, prestiti facilitati e sistemi di irrigazione che garantiscano il loro lavoro anche in tempi di siccità.

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