India, contadini in rivolta contro la riforma di Modi: “La liberalizzazione ci porta alla fame”

di Raimondo Bultrini

(reuters)

A migliaia, arrivati da tutto il Paese, hanno invaso Delhi: “Non ce ne andremo finché il governo non avrà ritirato la nuova legge” 02 Dicembre 2020 3 minuti di lettura BANGKOK – “Sono figlia di agricoltori, oggi andrò a sostenere la loro protesta. Alzeremo la nostra voce, il governo deve ascoltarci”. Il volto e l’annuncio della nonna più celebre dell’India, “Didi” Bilkis Bano, non hanno fatto in tempo a diffondersi tra i contadini in lotta contro le nuove leggi del governo indiano che una squadra di poliziotti è andata a prelevarla lungo la strada delle proteste riportandola a casa.

Nonna Bilkis era stata assieme ad altre ottuagenarie il simbolo dell’occupazione di un pezzo del quartiere musulmano di Shaeen Bagh a Delhi contro un’altra legge contestata che rischia di imporre la deportazione di milioni di islamici attraverso le nuove regole sulla cittadinanza. Anche se non ha potuto portare fisicamente la promessa solidarietà ai coltivatori, il suo gesto ha contribuito a rafforzare la determinazione delle decine di migliaia di manifestanti a sfidare cannoni d’acqua, gas lacrimogeni, barricate e trincee create dalla polizia lungo i raccordi per impedirgli di raggiungere la capitale.

“Il nostro movimento continuerà e riprenderemo sicuramente qualcosa dal governo, che si tratti di proiettili o una soluzione pacifica”, ha riassunto uno dei leader delle proteste. Lo spirito della Lega contadina indiana ha già attraversato con il sostegno di altri coltivatori incontrati sulla via almeno cinque stati, Punjab, Rajasthan, Haryana, Uttar Pradesh e Uttarakhand, ma altri potrebbero aggiungersi a breve. In marcia sono partiti da centinaia di villaggi o centri urbani al grido di “Dilli Chalo”, Andiamo a Delhi, il loro slogan. Vogliono ribaltare il voto col quale il Parlamento ha eliminato il minimo contributivo concesso in precedenza dal governo ai coltivatori diretti anche se il raccolto andava a male per piogge o siccità. Potrebbe voler dire fame certa per milioni di famiglie, in un Paese afflitto da uno dei più alti tassi di suicidio di agricoltori.

Nei dintorni e dentro la capitale i contadini che spesso parlano diversi dialetti, si preparano a un lungo inverno insieme visto che non intendono tornare indietro fino alla vittoria. Li hanno riforniti di coperte ovunque passassero entusiasti sostenitori della loro causa che intende far capire anche ai cittadini, clienti di mercati o super-alimentari, l’esasperazione di chi lavora la terra per sfamarli e dei rischi che corrono anche i consumatori.

Chandra Singh è stato membro della delegazione di 30 rappresentanti invitata a discutere col governo prima che si rompesse la trattativa sulla nuova contestata legge di giugno. Nulla è infatti ancora cambiato nell’atteggiamento dei politici di maggioranza che con la nuova legge assegnano di fatto al controllo delle grandi corporazioni l’intero mercato agricolo, quasi il 15% dell’economia del Paese che impiega quasi la metà del miliardo e 300 milioni di abitanti. La legge consente ai super-grossisti di acquistare gli stock migliori e di immagazzinarli privatamente senza limiti di tempo aspettando il rialzo dei prezzi, invece di affidare come un tempo questo compito alle cooperative statali create a garanzia dei produttori.

Quando la speculazione avrà effetto “i cittadini si troveranno strangolati a morte”, ha gridato un altro dei leader, sperando di farsi sentire nei quartieri della metropoli. Per ora però il popolo delle città sembra assistere con una certa indifferenza alle loro proteste lungo le superstrade d’ingresso alla capitale attraverso gli schermi dei disinformanti canali tv filogovernativi.

I contadini giunti coi trattori e i rimorchi accusano esplicitamente i giornalisti di seguire le direttive del Bjp di Narendra Modi e di presentarli addirittura come “terroristi” o comunque forze anti-statali. Ma è bastato un episodio di eroismo tra le loro fila rimbalzato sui social media a mostrare il potere che anche un piccolo contributo personale puo’ avere versus la narrativa ufficiale. Il gesto immortalato su camera e video è quello di Navdeep Singh, uno dei contadini dell’Haryana che voleva aiutare i suoi compagni del Punjab a superare i posti di blocco, i gas lacrimogeni e i cannoni d’acqua per proseguire a destinazione. Le immagini suggestive mostrano Navdeep mentre salta su uno dei cosiddetti Varun – veicoli muniti di idranti – e chiude i getti che stavano scaraventando brutalmente a terra decine di persone lasciandole ferite spesso in modo serio.

È diventato in un batter d’occhio un eroe su Facebook, Twitter e altri social, paragonato nel suo piccolo all’anonimo studente cinese che cercava da solo di fermare l’avanzata dei carri armati su Tienanmen a Pechino. Ma gli angeli della rivolta hanno il volto di molti leader sindacali come Chaduni, noto attivista contadino dell’Haryana capace di raccogliere grandi masse di dimostranti perfino a Kurukshetra, il luogo dove si svolse l’epica battaglia del Mahabharata tra potenti e mitologiche famiglie, finora considerato un bastione del partito ultrareligioso del Bjp al potere.

In queste regioni del nord, cclebri in India come la cow belt, la cintura delle mucche che ha dato ampio supporto al premier Modi, non c’è niente più del latte ad accomunare molte economie familiari. Per questo è stato particolarmente simbolico ed altrettanto eroico il generoso dono di centinaia di litri ai contadini in marcia. Li hanno offerti le fattorie lungo la strada attraverso i comitati sindacali, rivelando il volto del contadino altruista e illuminato del quale Gandhi voleva preservare spirito e orgoglio in tempi di grande trasformazione industriale. “Oggi i villaggi sono cumuli di letame – diceva il Mahatma – Domani saranno come minuscoli giardini dell’Eden dove dimorano persone molto intelligenti che nessuno può ingannare o sfruttare”.

Lo ricorda l’attivista e analista Satya Sivaranam sostenendo che “di tutti i sogni che il Mahatma Gandhi aveva progettato per il futuro dell’India, nessuno è stato pero’ infranto così brutalmente come il suo desiderio di renderlo una nazione di repubbliche di villaggio, dove gente rurale autosufficiente e altamente qualificata avrebbe vissuto una vita di completa dignità”. La vera battaglia, oltre a quella sui prezzi garantiti – spiega – ora “sarà quella di rovesciare il divario rurale-urbano dell’India”.

Source: https://www.repubblica.it/esteri/2020/12/02/news/india_rivolta_contadini_contro_riforma_governo_modi-276742245/

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