India, si stringe il cerchio attorno agli agricoltori accampati fuori Delhi

CHENNAI – Si fanno sempre più difficili le condizioni degli agricoltori in sciopero da 70 giorni ai margini della capitale indiana. Mentre si cercano ancora cento manifestanti dispersi negli scontri della settimana scorsa, dove sono rimasti feriti 394 poliziotti e migliaia di agricoltori con danni a 30 veicoli della autorità, è stato arrestato un giornalista che tentava di oltrepassare un posto di blocco e sono cominciate le indagini con accuse di sedizione per una serie di giornalisti e editori non schierati con la linea governativa. In questo sforzo per controllare la comunicazione e il racconto della protesta, non solo sono stati bloccati decine di account Twitter di testate giornalistiche, di giornalisti e di leader di sindacati e di associazioni di agricoltori, ma è stata anche prorogata la sospensione totale di Internet nei tre accampamenti di Singhu, Ghazipur e Tikri, che doveva terminare domenica e che invece continuerà fino a martedì. L’obiettivo è duplice: impedire che si pubblicizzi la situazione conflittuale nei campi, e limitare la capacità di comunicazione tra gli scioperanti e con i sostenitori dall’esterno.

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E’ stata una settimana molto difficile per questo movimento di protesta iniziato a settembre, quando il governo del premier Narendra Modi ha fatto approvare per acclamazione, nemmeno contando i voti, tre leggi pensate per liberalizzare e privatizzare il commercio di prodotti agricoli con scarse tutele per i piccole e medi agricoltori. C’è stato un tentativo, da parte dei media pro-governativi, di rappresentare gli agricoltori come dei violenti, perché durante la protesta che è entrata a Delhi martedì scorso in concomitanza con la Festa nazionale della Repubblica indiana, un gruppo di secessionisti del Punjab si è preso a spintoni e bastonate con la polizia. In risposta, le associazioni degli agricoltori sabato scorso hanno organizzato uno sciopero della fame di 24 ore per ricordare l’anniversario dell’assassinio di Mahatma Gandhi. “Il movimento degli agricoltori era pacifista e sarà sempre pacifista,” ha dichiarato Darshan Pal, leader del gruppo dei sindacati degli agricoltori Samyukt Kisan Mocha. “Crediamo nei valori della verità e della non-violenza.”

Ma negli ultimi giorni questa capacità di resistere con metodi non-violenti è stata messa a dura prova negli accampamenti della protesta. Yogi Adinyath, governatore ultra-fondamentalista dello stato dell’Uttar Pradesh che confina con l’accampamento di Ghazipur, ha inviato più di mille agenti antisommossa per accerchiare l’accampamento e tentare di sgomberarlo, generando un lungo conflitto durato tutta la notte. Invece a Singhu, vandali e picchiatori hanno innalzato barricate per colpire con sassaiole gli scioperanti. Tra gli agitatori sono stati individuati non solo rappresentati della comunità locale, ma anche militanti del partito di governo fotografati sui social media in occasioni ufficiali in compagnia del ministro degli Interni Amit Shah. 

Nonostante i danni seri alle tendopoli, gli scioperanti non si sono lasciati scacciare. Al contrario, come ha dichiarato Mahesh Singh, agricoltore 65enne dello Stato dell’Haryana, ne stanno arrivando sempre di più. “Molti nuovi gruppi si sono uniti alla protesta dopo gli ultimi scontri, per portare il loro sostegno. E altri ne arriveranno nei prossimi giorni.” E oggi a Tikri c’è stata un’altra manifestazione con migliaia di agricoltori che protestano contro le fortificazioni costruite dalla polizia attorno agli accampamenti. In altre zone di Delhi le minoranze musulmane, soprattutto donne con il burka, hanno iniziato a sfilare per manifestare la loro solidarietà con gli agricoltori.

Dopo undici tentativi di arrivare a una trattativa, l’impasse sembra più statica che mai. Il premier Modi ha rilanciato l’offerta, già rifiutata dai sindacati, di rinviare l’implementazione delle leggi di 18 mesi senza però promettere una rete di protezioni legali ed economiche a tutela dei proprietari di piccoli e medi appezzamenti terrieri, che sono l’80% degli agricoltori indiani. La categoria teme quindi che l’offerta di rinviare di un anno e mezzo sia solo una manovra per sciogliere la protesta e imporre comunque le leggi. Sul tavolo ancora non è stato messo un piano concreto di modifica delle normative e per ora Modi non ha dato segnali di volersi muovere in questa direzione. Quindi, la protesta che accerchia la capitale continua. Facendosi sempre più cupa e tesa. 

Source: India, si stringe il cerchio attorno agli agricoltori accampati fuori Delhi (msn.com)

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