Contro la “riforma liberista” in India, 250 milioni in sciopero con i contadini

La rivolta è partita dagli Stati di Haryana, Uttar Pradesh e Punjab e si è estesa a tutto il Paese.I lavoratori pubblici e privati e la popolazione appoggiano e solidarizzano con i manifestanti Milioni di operai e contadini assediano Nuova Dheli
Nonostante la violenta repressione attuata a suon di migliaia di arresti, manganellate, cannoni ad acqua e lacrimogeni, non accenna a placarsi la coraggiosa protesta dei contadini e dei lavoratori indiani che da settimane lottano risolutamente per la revoca delle tre controriforme agricole varate a settembre dal governo del premier Narendra Modi leader del partito nazionalista indù Bharatiya Janata Party (BJP) che intende azzerare i diritti e le tutele dei lavoratori salariati, liberalizzare il mercato e i prezzi dei prodotti agricoli, abolire i prezzi minimi all’ammasso e dare così mano libera ai latifondisti e alle grandi imprese agroalimentari di praticare prezzi al ribasso per affamare i contadini e i piccoli proprietari e appropriarsi delle loro terre. Da tre settimane decine di migliaia di contadini provenienti da ogni angolo del Paese assediano Nuova Delhi e minacciano di marciare contro i palazzi governativi se le “riforme” non verranno immediatamente ritirate. Per il momento la polizia è riuscita a fermare la marcia dei contadini nei tre punti di accesso alla metropoli. I manifestanti sono accampati alle porte della capitale e da oltre una settimana stanno bloccando tre autostrade di accesso a Delhi con presidi di migliaia di persone; dormono in strada o in ripari di fortuna; mentre la popolazione e diversi luoghi di preghiera li aiutano rifornendoli di cibo. Il loro assedio ha mandato in tilt tutto il traffico cittadino. Nei giorni scorsi i manifestanti sono riusciti a travolgere i blocchi della polizia e sono sfilati in corteo per le vie della capitale. chiedendo il ritiro delle tre leggi di riforma. La polizia aveva barricato tutte le cinque principali autostrade che portavano alla capitale, ma i contadini hanno lanciato barricate nel fiume e hanno lanciato mattoni contro la polizia per farsi strada nella capitale. Tra i primi a scendere in lotta i contadini degli Stati di Haryana, Uttar Pradesh e Punjab che per giorni hanno marciato a piedi, a dorso di mulo, a bordo di carri, autobus, mezzi di fortuna e trattori per raggiungere la capitale riscuotendo il sostegno e la solidarietà dei lavoratori di tutti gli altri settori pubblici e privati e di vasti strati della popolazione che si sono uniti alla protesta lungo il tragitto. Il 26 novembre, alla protesta dei contadini e piccoli agricoltori, si sono uniti oltre 250 milioni di lavoratori salariati, del settore pubblico e privato, dell’industria e dei servizi che hanno dato vita, in occasione del Giorno della Costituzione dell’India del 1949, al più grande sciopero di massa della storia del Paese. La mobilitazione è stata indetta da una coalizione di movimenti operai e contadini, con 10 confederazioni sindacali nazionali e dall’All India Kisan Sangharsh Coordination Committee (AIKSCC) aggregazione che riunisce oltre 200 organizzazioni contadine in tutta l’India. Allo sciopero hanno partecipato anche gruppi per i diritti delle donne, sindacati studenteschi e varie organizzazioni della società civile sulla base di una piattaforma rivendicativa di dodici punti contro le leggi che cancellano o restringono importanti conquiste in materia di orario di lavoro, salario minimo, sicurezza sul lavoro, diritto di organizzazione e di sciopero, e hanno manifestato in centinaia di città. La prima delle tre “riforme” autorizza qualsiasi consumatore o azienda a realizzare acquisti di prodotti agricoli al di fuori del Comitato per il mercato dei prodotti agricoli (APMC). Attualmente, gli agricoltori di tutta l’India possono vendere i loro prodotti solo nei mercati registrati più vicini regolati dalle leggi statali, noti anche come APMC. La seconda “riforma” riguarda le modifiche all’Essential Commodities Act del 1955 in base al quale il governo ha revocato il divieto di stoccaggio di patate, cipolle, legumi, semi oleosi, ecc. La terza “riforma” è l’accordo degli agricoltori sulla garanzia dei prezzi e sui servizi agricoli in base al quale il governo promuoverà l’agricoltura a contratto. “La cosa più spiacevole qui è che non ci sono state consultazioni con le organizzazioni di agricoltori riguardo a queste nuove leggi. I contadini diventeranno braccianti nella loro terra ”, ha detto Abhimanyu Kohar, coordinatore nazionale di Rashtriya Kisan Mahasangh, una federazione di 180 organizzazioni di agricoltori in India. “Al posto degli agricoltori, le aziende beneficeranno di queste ordinanze poiché l’85% degli agricoltori in India sono piccoli agricoltori che non dispongono di strutture di stoccaggio” ha aggiunto Abhimanyu Kohar. Secondo la India Brand Equity Foundation, il 58% della popolazione indiana dipende dal lavoro agricolo. Negli ultimi anni le ricorrenti siccità hanno impoverito questo strato della popolazione, una situazione aggravata dalla pandemia da Covid-19. La legislazione approvata a fine settembre liberalizza il mercato agricolo: gli agricoltori indiani possono vendere ora a chiunque a qualsiasi prezzo, invece di essere obbligati a cedere i raccolti a depositi statali a un prezzo fisso. I contadini in lotta e i piccoli coltivatori – soprattutto quelli con piccoli appezzamenti – vogliono che la riforma sia smantellata e che sia ripristinato il precedente sistema “controllato”. In alternativa, essi chiedono che sia almeno garantito un prezzo minimo per i loro prodotti. Gli organizzatori hanno affermato che lo sciopero dà il via alle ulteriori lotte imminenti nel paese. “Gli operai e i contadini non si fermeranno finché le disastrose e violente politiche del governo BJP non saranno invertite. Lo sciopero di oggi è solo l’inizio. Seguiranno lotte molto più intense”, ha dichiarato Tapan Sen, segretario generale del Centro dei sindacati indiani (CITU), una delle confederazioni sindacali partecipanti. Nonostante i tentativi della polizia di reprimere lo sciopero, si sono tenute manifestazioni di massa in tutto il paese. I membri del sindacato dei dipendenti sanitari insieme ai lavoratori del porto di Jawaharlal Nehru, uno dei principali porti della capitale commerciale dell’India, Mumbai, partecipano allo sciopero. I sindacalisti hanno bloccato la National Highway 31, un’importante strada che collega la città di Calcutta, nello stato del Bengala occidentale. Il blocco delle principali linee ferroviarie è stato attuato anche nelle principali città dell’India comprese Dheli e Calcutta. Le raffinerie dell’Assam, lo stato nord-orientale ricco di riserve di petrolio e gas naturale, sono state chiuse dallo sciopero. Lavoratori in lotta anche a Noida, una città satellite di Delhi. Grandi proteste, scioperi e manifestazioni si registrano anche negli stati meridionali tra cui Telangana. Lavoratori tessili in sciopero anche nella città di Coimbatore nel Tamil Nadu.
16 dicembre 2020

Source: http://www.pmli.it/articoli/2020/20201216_43kz_Lotta_Contadini_Indiani.html

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